L’amore materno fa miracoli

L’AMORE materno può aiutare il cervello dei bambini a svilupparsi del doppio, in particolare in alcune aree chiave come l’ippocampo, una sorta di ‘centralina’ della memoria e del senso dello spazio. Lo dimostra uno studio della Washington University, pubblicato online su Pnas,Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio. Gli studiosi hanno seguito 127 bambini da quando erano in procinto di iniziare la scuola fino alla prima adolescenza, con scansioni cerebrali. L’accudimento delle mamme nei confronti dei bimbi e’ stato misurato attraverso un’osservazione da vicino o videoregistrazioni. Esaminando le scansioni del cervello, i ricercatori hanno scoperto che i bambini le cui madri erano più di supporto rispetto alla media avevano un aumento della crescita dell’ippocampo, che era due volte più grande di quello dei coetanei a cui le madri offrivano un livello di supporto inferiore.

Funzioni emotive più sane. I ricercatori hanno anche riscontrato che la traiettoria di crescita nell’ippocampo è stata associata a funzioni emotive più sane quando i ragazzi sono entrati nell’adolescenza. “La relazione tra genitore e figlio nel periodo che precede la scuola è vitale- spiega Joan Luby, autrice dello studio-questo perché il cervello dei piccoli ha maggiore plasticità ed è influenzato maggiormente dalle esperienze nelle prime fasi della vita. Percio’ è importante che il bambino riceva supporto e accudimento”.

L’altra ricerca. Numerose ricerche hanno messo in evideza l’importanza del ruolo della mamma e delle sue decisioni nello sviluppo del figlio. Secondo molti studiosi, anche la decisione di allattare o meno potrebbe avere un ruolo nello sviluppo dei neonati.Una lunga ricerca epidemiologica svolta da Wieslaw Jedrychowski dell’università Jagiellonian di Cracovia, in Polonia, pubblicata sull’European Journal of Pediatrics, ha sostenuto che l’allattamento al seno aumenta il quoziente intellettivo (QI) dei bimbi. (V.P.)

(da Repubblica)

Mamma, parte seconda

Eccomi, anzi rieccomi.

Di nuovo io, di nuovo mamma.

Una seconda figlia, una nuova vita che genera una vita nuova, una nuova forza, inaspettata ma attesa, sperata, pregata in ogni cellula del mio io.

La mia piccola Anna ha tre mesi, è arrivata come un uragano, mi ha tenuto con il fiato sospeso ed il cuore ancora non ha smesso di galoppare come il più veloce dei purosangue da quel 5 Giugno che ha davvero mutato ogni singolo pensiero, quel 5 Giugno che ha rimesso tutto in gioco, quel 5 Giugno che urla che la vita è un attimo.

È stato un parto che, ogni volta che me lo chiedono, definisco “turbolento” e poi mi fermo. Perché non è facile raccontare, peggio ancora per me è raccontarsi e trovare la voglia di farlo. Ma il tempo passa ed è un grande guaritore, i brutti pensieri si sgretolano, la forza si rigenera nella difficoltà e quasi poi ci si sente invincibili. Capita di sentirsi distrutti e dopo qualche giorno invincibili, in questo si racchiude la precarietà della vita e la forza degli uomini. Una vita e mille sorprese, di questo si tratta, ho capito che è così, che tutto può accadere, che i programmi sono solo probabilità, che ogni persona su questa terra deve avere coscienza che da un attimo a quello dopo il mondo può mutare, lo stato delle cose cambia senza preavviso e bisogna necessariamente essere pronti ad affrontare l’inaspettato.

E la filosofia, come magistralmente insegnatomi dalle mie amiche, è quella del “tuttapposto”. Perché è sempre #tuttapposto, nonostante le difficoltà, i pianti, i sospiri, la tachicardia e l’insonnia. L’atteggiamento positivo è l’unico modo per cavalcare la vita, per restarne protagonista e mai vittima. E quando sei madre questo modus operandi è obbligatorio, per infondere serenità ai propri figli, per insegnare loro che le sofferenze fanno parte della vita, che si affrontano e si superano, un passo alla volta, senza mollare mai.

L’immensa gioia di una nascita, l’amore infinito, senza tempo e senza freni è il motore di noi madri, guerriere, combattenti e vincitrici.

Io e Anna abbiamo superato un brutto momento, tutte e due salve grazie al destino, alla combinazione di tanti eventi, alla presenza di professionisti capaci e tempestivi, alla struttura all’avanguardia, alla sanità che funziona, agli amici e alla nostra famiglia che non ci hanno mai fatto sentire soli e che ci hanno commosso per la loro presenza costante ma discreta. Ci siamo sentiti amati e grati verso chi ha sofferto con noi quegli attimi di paura e poi festeggiato quando è stato scongiurato ogni male.

Mi sento una donna fortunata perché, nonostante le avversità, la vita mi ha dato tanto e sono certa che mi darà ancora.

L’ultimo trimestre di gravidanza

Sono arrivati gli ultimi tre mesi, lo sprint finale, quello più faticoso, più lungo, più arduo.

È iniziato il conto alla rovescia, manca sempre meno.

Ci troviamo a combattere contro un miscuglio disomogeneo di emozioni: l’ansia per il parto che si avvicina, la paura che qualcosa possa andare storto, la frenesia dell’attesa, la voglia di vedere il nuovo visino che aumenterà la famiglia, la gioia dei preparativi, la solitudine dei giorni passati in casa ad attendere impaziente.

Insomma, è come una bomba ad orologeria che non sappiamo quando e come scoppierà.

Ma scoppierà, altroché se scoppierà.

Il fisico è affaticato, i chili aumentano, il respiro diventa sempre più corto, le contrazioni preparatorie ci spaventano e siamo sempre ad un passo dal correre in ospedale, le gambe e le caviglie si gonfiano a causa della ritenzione idrica, l’emoglobina scende e ci sentiamo affaticate, la digestione è difficile, sentiamo sempre caldo ed il mal di schiena non dà pace.

Ma niente paura, è un percorso obbligato e del tutto normale.

Al parto tutto scomparirà e ci sarà spazio solo per la gioia più grande: nostro figlio.

Basta questa idea per farci sopportare tutte le difficoltà di questo periodo.

Questo è il momento di fare la valigia, sia per la mamma che per il piccolo.

È bene chiedere all’ospedale cosa viene fornito e cosa bisogna portare da casa così da non sbagliare.

Sarebbe ancora meglio, fare un piccolo sopralluogo in reparto, nelle stanze di degenza per conoscere luoghi, persone e prassi per sentirsi a proprio agio quando di corsa dovremmo raggiungere l’ ospedale per la rottura delle acque o per il travaglio avviato.

Ma il momento più bello ora è senz’altro quello degli acquisti per il bebè: tutine, body, coprifasce, scarpine, cappellini. Minuscole delizie che ci strappano tanti sorrisi e lasciano ampio spazio alla fantasia perché quei vestiti presto avranno un corpicino da coprire, un corpicino a cui pensiamo da un tempo che sembra infinito e che presto potremmo toccare, stringere, sentirne l’odore.

Ma qual è il modo migliore per superare questi ultimi mesi di gravidanza per ridurre al minimo le difficoltà, sia fisiche che psichiche?

Beh, una linea guida secondo me c’è:

rallentare i ritmi, mangiare sano, concedersi la siesta pomeridiana e una tisana rilassante prima di andare a letto.

Non sembra poi così complicato, vi pare?!

Il MIO sesto mese di gravidanza

Sesto mese di gravidanza, ho superato il giro di boa già da un po’.

Più di metà cammino verso il parto, più di metà cammino verso il giorno in cui potrò stringere mia figlia e guardare i suoi occhi.

Il mio corpo è cambiato del tutto, mi sento già goffa come un elefante mentre prova a fare uno slalom, la pancia cresce a dismisura di pari passo alla fame e la piccola si fa sentire forte, si fa spazio, quasi a dire: “guardate che ci sono anche io!”

Sono finalmente entrata in un negozio solo per lei ed ho iniziato la corsa verso il “rosa”, perché quando una mamma diventa madre di una figlia femmina dopo un maschio, tu donna sappi che impazzirai letteralmente di fronte al colore per eccellenza, quel rosa che hai ammirato tanto sulle altre bambine e sognato insieme a pizzi, merletti, fiocchi, fiorellini, cuoricini e palettes.

Ora è successo anche a me:avrò una figlia femmina e non mi sembra vero!

Devo ammettere che non mi aspettavo che questo dettaglio fosse tanto entusiasmante.

È arrivato anche il tempo di pensare al parto, dove farlo, come farlo, con chi farlo. E ancora oggi, a sei mesi suonati di gravidanza non ho deciso. Mi sembra ancora così lontano, ma mancano solo tre mesi…. e quanto sono tre mesi?!?! Il tempo esatto in cui la bambina deciderà dove nascere. Questo è quello che mi piace pensare ora.

È arrivato anche il momento del nervo sciatico che non mi da tregua, delle ore di sonno diminuite e degli occhi sbarrati al buio, della pancia che diventa dura e che ogni volta mi spaventa, della voglia di nutella dopo cena, di Totò che da i baci a sua sorella, dell’olio di karitè che spalmo sul pancione, del bagno rilassante che faccio come da programma quando affronto giornate che iniziano male e finiscono peggio, dei pianti improvvisi per la solitudine di giorni troppo lunghi e soli in cui sento la mancanza delle persone a me più care.

Ma è un tempo felice, felice sopra ogni perplessità, difficoltà o paura.

Perché questo è il tempo dell’attesa, della dolce attesa e altrimenti non potrebbe essere.

Pensare che a casa ci sarà un posto in più mi da una gioia che non riesco a scrivere, forse nemmeno ad immaginare.

L’attesa continua…….

Andiamo a votare!

I dati istat ci dicono che

la partecipazione politica dei cittadini è da tempo in calo: soltanto il 4,3% delle persone di 14 anni e più ha partecipato a cortei e appena lo 0,8% ha svolto attività gratuita per un partito.

Una quota considerevolmente più ampia della popolazione, anch’essa però in calo rispetto al 2015, partecipa in modo indiretto mentre uno su quattro non si informa mai di politica.

Al di là dei numeri, quanta sfiducia c’è oggi verso la politica in Italia?

Quanta gente non ci crede più?

Quanto astensionismo c’è e quanto ancora ce ne dovremmo aspettare?

Ahimè, un’unica risposta vale: molto, moltissimo. E tutto è comprensibile, per carità.

Ma dobbiamo fare un ulteriore sforzo, dobbiamo superare questa amarezza: dobbiamo andare a votare il prossimo 4 marzo. E dobbiamo farlo soprattutto per i nostri figli e il loro futuro.

La democrazia ci ha regalato il diritto al voto, la possibilità di scegliere, di decidere e noi questo diritto dobbiamo esercitarlo con forza, senza tentennamenti, perché a noi spetta davvero determinare le sorti del nostro Paese.

Cercate un partito, una coalizione, scegliete un programma, ascoltate un candidato, raccogliete le vostre idee e bisogni e consegnatele nelle mani di chi può rappresentarvi, di chi sentite più vicino, di chi reputate capace.

Fate la scelta che più ritenete giusta, ma fatene una. Non lasciate che gli altri scelgano per voi.

Nel mio blog, rivolgendomi soprattutto alle madri e quindi alle famiglie, analizzo da tempo i bisogni e gli ambiti di intervento della politica in questo importante, forse il più importante, ambito della nostra società.

Tante volte ho detto , con grande dispiacere, che l’Italia non è un Paese per mamme. Che tante, troppe difficoltà ci sono oggi per decidere di diventare madre e per poi affrontare la maternità serenamente e dignitosamente. Che il sistema di welfare esistente è inefficace e non garantisce concreti aiuti alle famiglie. Che la politica non si sia mai veramente interessata a risolvere le grandi difficoltà del doppio ruolo della donna: madre e lavoratrice.

Allora capirete che quello che chiedo io oggi a chi è candidato e a chi si appresta a governare l’Italia è una cosa su tutte, prima di tutte: occupatevi delle famiglie italiane come prima emergenza, solo così si recupererà la speranza, la voglia di futuro e di credere ancora che la politica è la più alta forma di carità cristiana.

Perché così deve essere.

La morfologica, che sorpresa!

Mi sentivo agitata, a tratti spaventata.

L’appuntamento era alle 10, dopo una notte passata quasi totalmente in bianco non ero proprio in forma.

La morfologica, si sa, è un esame importante, il più importante della gravidanza, ti chiarisce la stato di salute di tuo figlio, analizza organo per organo.

E alla seconda gravidanza è diverso, almeno per me lo è stato.

La prima volta sei avvolta da un po’ di incoscienza e forse anche da superficialità, non sai bene, non l’hai mai fatta, tutto è una novità.

Ma la seconda volta non c’è via d’uscita: hai paura, temi, pensi qualsiasi cosa. E speri, preghi che tuo figlio stia bene, che ogni pezzo del suo corpicino sia nel posto giusto e che funzioni alla perfezione.

Questi sono i pensieri che hanno affollato la mia testa per più di qualche giorno.

Ci siamo, inizia.

Il ginecologo esamina scrupolosamente organo per organo: il cuoricino, la spina dorsale, il cervello, i reni. Prende le misure, contiamo insieme le dita delle manine, dei piedini, controlliamo le orecchie .Va tutto bene, grazie al cielo.

Poi si ferma un attimo, vedo il suo volto perplesso, quasi sbalordito, io lo guardo fisso in viso e lui: “signora, io le avevo detto che era un maschietto?….. Le ho dato un’illusione, perché è una femminuccia, non ci sono dubbi!”

Che sorpresa!

Sono scoppiata in una risata così allegra come forse non avevo mai fatto.

Avevamo immaginato un maschietto, avevamo comprato già qualcosa di azzurro, Antonio gli aveva già dato un nome: era Tommaso.

In un attimo è cambiato tutto!

Avremo una figlia, Antonio avrà una sorellina.

Siamo felici e lo siamo soprattutto perché la morfologica ci ha detto che è una bambina sana.

Bonus bebè 2018

Prendete nota mamme:

“Non bisogna confondere il premio nascita con l’assegno di natalità, o bonus bebè: questo è un assegno mensile, pari a 80 euro, destinato alle famiglie con un figlio nato, adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e con un Isee (si tratta dell’indicatore che “misura” la ricchezza della famiglia) non superiore a 25mila euro.

L’assegno è annuale e viene corrisposto ogni mese fino al 3° anno di vita del bambino o al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato.

Per i nati dal 1° gennaio 2018, la misura cambia: il bonus, in particolare, sarà riconosciuto solo fino al 1° anno di età. Dal 2019, poi, il bonus sarà dimezzato e passerà a 40 euro al mese.

Allo stato attuale, il bonus bebè ha un ammontare differente, che dipende dall’ Isee del nucleo familiare:

• 960 euro l’anno (80 euro al mese per 12 mesi) se l’Isee è superiore a 7mila euro annui ma entro 25mila euro annui;

• 1920 euro l’anno (160 euro al mese per 12 mesi) se l’Isee non supera 7mila euro annui.

È possibile fare domanda per il bonus bebè entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del figlio adottato o affidato. Se si presenta la domanda successivamente, l’assegno è erogato a partire dal mese successivo alla presentazione della domanda, senza arretrati.

I requisiti di cittadinanza necessari per ottenere il bonus sono gli stessi del premio nascita, così come le modalità di presentazione della domanda (sito dell’Inps, contact center o patronato).

Cos’è e come funziona il Bonus Mamma Domani

Che cos’è il Bonus Mamma Domani?

Si tratta di un contributo, dell’importo di 800 euro, completamente esentasse, che spetta alle neo mamme per la nascita del bambino.

È corrisposto alle future madri a partire dal compimento del 7°mese di gravidanza o in caso di affidamento e adozione.

Per ottenere il premio, che viene erogato in un’unica soluzione, bisogna inviare un’apposita domanda all’Inps entro un anno dal verificarsi dell’evento (nascita, adozione o affidamento).

Il bonus nascita è riconosciuto alle donne in gravidanza o alle madri che siano in possesso dei seguenti requisiti:

• residenza in Italia;

• cittadinanza italiana, europea o extraeuropea, purché in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Il premio di 800 euro può essere concesso esclusivamente per uno dei seguenti eventi:

• compimento del 7° mese di gravidanza (inizio dell’8° mese di gravidanza);

• parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;

• adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva;

• affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza.

Il beneficio è concesso in un’unica soluzione e per ogni singolo evento, gravidanza o parto, adozione o affidamento.

Va dunque presentata una domanda per ogni evento e quindi per ogni minore, nato, adottato o affidato: se, ad esempio, si presenta la domanda al compimento del settimo mese di gravidanza, non si deve presentare un’altra domanda per l’evento nascita relativo allo stesso bambino.

Lo stesso vale per l’affidamento di un minore: chi ha richiesto il bonus nascita per l’affidamento non può richiederlo nuovamente per l’adozione dello stesso bambino.

In caso di parto gemellare, invece, si deve ripresentare la domanda dopo la nascita, inserendo tutte le informazioni necessarie per l’integrazione del premio rispetto al numero dei bambini nati.

Alla domanda devono essere allegati:

• una certificazione sanitaria rilasciata dal medico specialista del Servizio sanitario nazionale, che attesti la data presunta del parto;

• un’autocertificazione della data del parto e delle generalità del bambino, se la domanda del premio è presentata in relazione al parto;

• il provvedimento giudiziario di adozione o di affidamento preadottivo, in caso di affidamento o adozione.

La domanda deve essere presentata all’Inps esclusivamente in via telematica, attraverso una delle seguenti modalità:

• sul sito internet dell’Inps, accedendo con le tue credenziali ( Pin dispositivo, Carta nazionale dei servizi o Spid di 2° livello), accedendo all’apposita sezione “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito, premio alla nascita”;

• tramite Contact center Inps Inail, al numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);

• tramite enti di patronato, attraverso i servizi offerti dagli stessi.

Il premio nascita verrà pagato dall’Inps nelle modalità scelte nella domanda:

• bonifico domiciliato;

• accredito su conto corrente;

• libretto postale;

• carta prepagata con Iban.

E poi l’abbiamo sentito battere

Dopo undici giorni di ciclo mi sono decisa a prendere un appuntamento dal ginecologo.

Erano ormai davvero troppi giorni, mi sentivo debole, strana, una sera dopo aver fatto 20 minuti di ciclette ho avuto un mancamento, avevo spesso mal di stomaco.

“Ma che mi starà succedendo?”, pensavo confusa tra me e me.

Ne parlo con le amiche più care, forse è una cisti, forse un polipetto, forse un fibroma, forse qualcosa di peggio.

Mah!

Arriva il giorno del controllo dal ginecologo, mi presento con mezz’ora d’anticipo come al mio solito, l’appuntamento era alle 11, mi fa entrare alle 11,45.

Un ora e quindici minuti di tensione, avevo fame, ultimamente la mattina ho sempre fame cosa insolita.

Entro, mi siedo, spiego tutto.

Mi sdraio per fare un’ecografia.

Guardo ogni gesto del ginecologo, lo vedo attento, sento schiacciare quei tasti con insistenza, mi è sembrato un tempo davvero infinito, credo di non avere mai fatto un’ecografia così lunga.

Poi mi visita, mentre continua ad essere molto concentrato, senza proferire parola.

E io pensavo al quel silenzio che sentivo forte in quella stanza.

Mi fa rivestire, mi siedo alla scrivania e lui: “allora signora, io credo di vedere una camera gestazionale, ma se è così non c’è da essere molto allegra perché significa che è una gravidanza che inizia molto male, quello che lei crede sia ciclo invece è una minaccia d’aborto. Faccia l’esame delle BHGC (l’ormone della gravidanza) e poi ne riparliamo per capire cosa fare. Se dovesse sentire forti dolori all’addome corra al pronto soccorso perché si tratta di un aborto”.

Ora, voi potete immaginare come mi sono sentita io in quel momento!

Quelle parole, come macigni mi hanno trafitto il cuore e il cervello.

Mi viene comunicato sbalorditivamente che sono incinta ma non posso essere felice perché c’è un reale rischio d’aborto.

Confusa, tesa e spaventata corro ad un laboratorio di analisi a fare l’esame delle beta, dopo un’ora arriva il risultato: 2.889. La gravidanza c’è!

Sono felice, mi affanno a telefonare al ginecologo che risponde dopo tre, dico tre ore interminabili che dice: “signora, anche ora non c’è da essere allegri, fra tre giorni deve ripetere l’esame e se le beta sono aumentate vorrà dire che la gravidanza va avanti, dopodiché voglio rivederla per escludere che sia una gravidanza extrauterina”.

Non un filo d’amore in quelle parole.

Non mi è piaciuto, la freddezza forse “tecnica” non fa per me, stiamo parlando di un figlio, di una vita, della mia famiglia e anche del mio stato di salute. Quelle parole glaciali e distaccate non mi bastavano.

Il giorno dopo ero da un altro ginecologo e che Dio lo benedica per il sorriso e la speranza che esprime.

Intanto ha subito confermato con decisione la presenza di una gravidanza in utero, un fagiolino di 5 millimetri è li ed io da quel momento mi sono sentita finalmente madre una seconda volta.

Certo mi ha fatto ripetere il giorno dopo le beta sperando che io le avessi trovate duplicate ed invece erano quasi triplicate.

Il fagiolino c’è e combatte, altroché!

Ho iniziato la terapia con il progesterone e il riposo fra letto e divano.

Dopo una decina di giorni sono andata a fare un controllo.

Buone notizie: il piccolo combatte ed il suo cuoricino si sente forte, potente e vigoroso.

È un tonfo al cuore quel rumore!

Adesso continuo a stare a riposo, più che altro a non stancarmi, ma finalmente sono serena.

Mi aspettano mesi belli, bellissimi, mi sento forte e sono sicura che tutto andrà bene.

Deve essere così.

Un pezzo di vita nuova

Un altro figlio.

Un altro miracolo.

Il mio cuore deve fare spazio, serve un posto in più. E così è stato appena l’esame delle BHCG ha dato la certezza che dentro di me c’è un’altra vita, quella del mio secondo figlio.

La bellezza di un attimo che cambierà ancora la mia esistenza, in un momento tutto è diventato altro, ancora amore, ancora madre, ancora un “noi”, ancora famiglia.

Mi sento così fortunata, grata e felice.

Credo non esista abitudine per il miracolo di una nascita.

La meraviglia si rinnova, tutto torna come la prima volta, con la sicurezza in più di quello che già è stato fatto.

Da queste prime settimane parte un nuovo viaggio che potremo fare insieme su questo mio diario online che è la mia vita.