100% mamma

E poi l’abbiamo sentito battere

29 Novembre 2017

Dopo undici giorni di ciclo mi sono decisa a prendere un appuntamento dal ginecologo.

Erano ormai davvero troppi giorni, mi sentivo debole, strana, una sera dopo aver fatto 20 minuti di ciclette ho avuto un mancamento, avevo spesso mal di stomaco.

“Ma che mi starà succedendo?”, pensavo confusa tra me e me.

Ne parlo con le amiche più care, forse è una cisti, forse un polipetto, forse un fibroma, forse qualcosa di peggio.

Mah!

Arriva il giorno del controllo dal ginecologo, mi presento con mezz’ora d’anticipo come al mio solito, l’appuntamento era alle 11, mi fa entrare alle 11,45.

Un ora e quindici minuti di tensione, avevo fame, ultimamente la mattina ho sempre fame cosa insolita.

Entro, mi siedo, spiego tutto.

Mi sdraio per fare un’ecografia.

Guardo ogni gesto del ginecologo, lo vedo attento, sento schiacciare quei tasti con insistenza, mi è sembrato un tempo davvero infinito, credo di non avere mai fatto un’ecografia così lunga.

Poi mi visita, mentre continua ad essere molto concentrato, senza proferire parola.

E io pensavo al quel silenzio che sentivo forte in quella stanza.

Mi fa rivestire, mi siedo alla scrivania e lui: “allora signora, io credo di vedere una camera gestazionale, ma se è così non c’è da essere molto allegra perché significa che è una gravidanza che inizia molto male, quello che lei crede sia ciclo invece è una minaccia d’aborto. Faccia l’esame delle BHGC (l’ormone della gravidanza) e poi ne riparliamo per capire cosa fare. Se dovesse sentire forti dolori all’addome corra al pronto soccorso perché si tratta di un aborto”.

Ora, voi potete immaginare come mi sono sentita io in quel momento!

Quelle parole, come macigni mi hanno trafitto il cuore e il cervello.

Mi viene comunicato sbalorditivamente che sono incinta ma non posso essere felice perché c’è un reale rischio d’aborto.

Confusa, tesa e spaventata corro ad un laboratorio di analisi a fare l’esame delle beta, dopo un’ora arriva il risultato: 2.889. La gravidanza c’è!

Sono felice, mi affanno a telefonare al ginecologo che risponde dopo tre, dico tre ore interminabili che dice: “signora, anche ora non c’è da essere allegri, fra tre giorni deve ripetere l’esame e se le beta sono aumentate vorrà dire che la gravidanza va avanti, dopodiché voglio rivederla per escludere che sia una gravidanza extrauterina”.

Non un filo d’amore in quelle parole.

Non mi è piaciuto, la freddezza forse “tecnica” non fa per me, stiamo parlando di un figlio, di una vita, della mia famiglia e anche del mio stato di salute. Quelle parole glaciali e distaccate non mi bastavano.

Il giorno dopo ero da un altro ginecologo e che Dio lo benedica per il sorriso e la speranza che esprime.

Intanto ha subito confermato con decisione la presenza di una gravidanza in utero, un fagiolino di 5 millimetri è li ed io da quel momento mi sono sentita finalmente madre una seconda volta.

Certo mi ha fatto ripetere il giorno dopo le beta sperando che io le avessi trovate duplicate ed invece erano quasi triplicate.

Il fagiolino c’è e combatte, altroché!

Ho iniziato la terapia con il progesterone e il riposo fra letto e divano.

Dopo una decina di giorni sono andata a fare un controllo.

Buone notizie: il piccolo combatte ed il suo cuoricino si sente forte, potente e vigoroso.

È un tonfo al cuore quel rumore!

Adesso continuo a stare a riposo, più che altro a non stancarmi, ma finalmente sono serena.

Mi aspettano mesi belli, bellissimi, mi sento forte e sono sicura che tutto andrà bene.

Deve essere così.

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