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Costume e società

Costume e società

Cos’è il reddito di maternità

18 Marzo 2019

Dopo il reddito di cittadinanza ecco il reddito di maternità . Di cosa si tratta? Di 1000 euro al mese per le donne che scelgono di fare le mamme a tempo pieno. Una proposta di legge di iniziativa popolare proposta dal coordinatore nazionale del Popolo della Famiglia, Mirko De Carli. Per la proposta sono state raccolte circa 50mila firme che saranno depositate in Parlamento. Si tratterebbe di una somma mensile che durerebbe otto anni e che ripartirebbe  alla nascita di…

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Quando l’affido dei minori diventa un business

Di seguito pubblico una lettera di chi ha vissuto il percorso che solitamente si segue in Italia per chiedere l’affidamento di minori.

A voi le riflessioni.

” In seguito a cambiamenti familiari io e mio marito, con più tempo da dedicare, ci poniamo come progetto l’affido di uno o più minori. Ci sottoponiamo alle valutazioni di rito: quella da parte dei consulenti del Tribunale di competenza, consultorio del territorio, altri consultori con altri colloqui psicodiagnostici, valutazioni da parte di diversi team di specialisti del settore (psicologi, assistenti sociali, operatori), tutti ci vivisezionano accuratamente (e noi apriamo volentieri il nostro vissuto, più e più volte), ci affidiamo a consiglieri comunali, a segretari e impiegati nei vari ruoli. Fiduciosi, maciniamo chilometri e tempo da dedicare agli esami delle nostre persone”.

“Ogni relazione ci ha descritto come risorsa, adeguati al ruolo di affidatari. Seguiamo incontri sul tema per quasi 3 anni. Se risulta necessario ripetiamo con nuovi visi tutti i test e gli ormai dolorosissimi  colloqui… Ancora corsi di formazione, ancora incontri organizzati dal Comune tal dei tali. E poi la valutazione presso altri Tribunali di province vicine (con documenti, appuntamenti). Poi la conoscenza delle Comunità dove sono ospitati tantissimi ragazzi (una vera sorpresa scoprirne il numero…) storie immense per gravità e varietà”.

“Ogni Comunità ospitante viene organizzata (con spese a carico del Comune di appartenenza) con tantissime figure: educatori, psicologi, assistenti sociali. Tantissima gente ruota attorno ad ogni sede, non sono mai riuscita a identificare tutti i componenti dedicati alle strutture, ne spuntavano sempre di altri. Abbiamo avuto la possibilità di avvicinare un ospite di una comunità e ci siamo resi conto che la persona in questione non era stata mai ascoltata, i suoi desideri, le sue capacità non erano minimamente note agli operatori che ne avevano cura, nonostante i tanti, tanti anni di vita trascorsi in struttura”.

“Come se tutto questo vorticoso ruotare intorno ai minori non fosse finalizzato a renderli consapevoli, a favorirne le autonomie e la crescita attraverso l’ospitalità di ambienti familiari adeguati…. ma anzi a perpetuarne lo stazionare in tali luoghi. E ancora.. nuovi corsi di formazione finanziati pubblicamente, per riflettere… Ma i ragazzi in questi infiniti tempi, rimangono lì, inascoltati, lontani da un ambiente ospitante che potrebbe dar loro calore e relazioni, utili a riconquistare un minimo di serenità (a costo zero per lo Stato)”.

“Per le pratiche di adozione è giusto che le situazioni siano approfondite e analizzate profondamente… ma per una richiesta di affido, che ha il fine di ospitare minori appartenenti a famiglie in difficoltà, 3 anni trascorsi solo in spietate valutazioni senza potersi mettere in gioco, sono incomprensibili o forse no, visto il business istituito”.

Donne a casa e uomini al lavoro???!!!

E’ il solito bicchiere pieno a metà.

Il 48% degli italiani rimane convinto che siano gli uomini a dover portare a casa lo stipendio, mentre alle donne tocchi occuparsi della famiglia.

L’altro 52% pensa che questo schema sia superato. Lo dice un’indagine Nielsen sulla divisione dei compiti all’interno delle coppie. La tentazione di vedere il bicchiere mezzo vuoto è forte. Anche perché gli altri dati non rincuorano.

E il fatto che nei trenta Paesi al mondo in cui è stata condotta la rilevazione addirittura il 58% degli intervistati ritenga che le donne debbano concentrarsi sul lavoro di cura non è una consolazione. Anche perché (continua la ricerca) nel 44% delle famiglie italiane sono sempre le donne a cucinare e a farsi carico del lavoro domestico. Mentre i maschi con l’esclusiva della gestione della casa sono l’8%. Quanto rilevato da Nielsen è in linea con l’ultima indagine Istat sull’argomento, datata 2013. Il tempo sembra essersi fermato ai vecchi equilibri di una divisione del lavoro che penalizza le donne. Ma a conti fatti danneggia anche gli uomini, le famiglie e il Paese. Queste donne inchiodate ai compiti domestici gratuiti non lavorano retribuite fuori casa. Il «record» del 49% di tasso di occupazione femminile registrato dall’Istat è segno che qualcosa si muove. Ma restiamo fanalino di coda in Europa. L’appello alla necessità di cambiare perché vantaggioso sul piano economico è stato più volte riproposto. Ma per accelerare un cambiamento culturale non bastano argomenti improntati a razionalità e convenienza. La questione attiene agli equilibri interni delle coppie. Equilibri che hanno qualcosa di malato, visto lo stillicidio di violenze sulle donne. La relazione tra violenza domestica e sperequazione nella divisione «privata» del lavoro di cura meriterebbe a questo punto una seria riflessione.

(Rita Querzè per Corriere della Sera)

Andiamo a votare!

I dati istat ci dicono che

la partecipazione politica dei cittadini è da tempo in calo: soltanto il 4,3% delle persone di 14 anni e più ha partecipato a cortei e appena lo 0,8% ha svolto attività gratuita per un partito.

Una quota considerevolmente più ampia della popolazione, anch’essa però in calo rispetto al 2015, partecipa in modo indiretto mentre uno su quattro non si informa mai di politica.

Al di là dei numeri, quanta sfiducia c’è oggi verso la politica in Italia?

Quanta gente non ci crede più?

Quanto astensionismo c’è e quanto ancora ce ne dovremmo aspettare?

Ahimè, un’unica risposta vale: molto, moltissimo. E tutto è comprensibile, per carità.

Ma dobbiamo fare un ulteriore sforzo, dobbiamo superare questa amarezza: dobbiamo andare a votare il prossimo 4 marzo. E dobbiamo farlo soprattutto per i nostri figli e il loro futuro.

La democrazia ci ha regalato il diritto al voto, la possibilità di scegliere, di decidere e noi questo diritto dobbiamo esercitarlo con forza, senza tentennamenti, perché a noi spetta davvero determinare le sorti del nostro Paese.

Cercate un partito, una coalizione, scegliete un programma, ascoltate un candidato, raccogliete le vostre idee e bisogni e consegnatele nelle mani di chi può rappresentarvi, di chi sentite più vicino, di chi reputate capace.

Fate la scelta che più ritenete giusta, ma fatene una. Non lasciate che gli altri scelgano per voi.

Nel mio blog, rivolgendomi soprattutto alle madri e quindi alle famiglie, analizzo da tempo i bisogni e gli ambiti di intervento della politica in questo importante, forse il più importante, ambito della nostra società.

Tante volte ho detto , con grande dispiacere, che l’Italia non è un Paese per mamme. Che tante, troppe difficoltà ci sono oggi per decidere di diventare madre e per poi affrontare la maternità serenamente e dignitosamente. Che il sistema di welfare esistente è inefficace e non garantisce concreti aiuti alle famiglie. Che la politica non si sia mai veramente interessata a risolvere le grandi difficoltà del doppio ruolo della donna: madre e lavoratrice.

Allora capirete che quello che chiedo io oggi a chi è candidato e a chi si appresta a governare l’Italia è una cosa su tutte, prima di tutte: occupatevi delle famiglie italiane come prima emergenza, solo così si recupererà la speranza, la voglia di futuro e di credere ancora che la politica è la più alta forma di carità cristiana.

Perché così deve essere.

A Gabriele,a chi come lui

Ho partecipato ad un concerto di beneficenza.

Un concerto per Gabriele, diventato angelo a 14 anni perché una brutta malattia ha deciso il suo destino e quello della sua bella e mite famiglia.

Un appuntamento fisso da molti anni ormai, un ricordo vivo quello di Gabriele che continua a suonare la sua chitarra attraverso la musica di suo fratello Francesco e di tutti gli altri artisti che ogni anno si ritrovano insieme mossi dall’amore che smuove le montagne e spinge a fare il bene, a farlo per tutti ogni volta che se ne ha la possibilità.

Questo è quello che vorrei che mio figlio apprendesse prima di ogni altra cosa: il dovere morale. Vorrei che da subito comprendesse che il mondo si muove con questi gesti e che se non si aiuta chi ha bisogno, chi è in difficoltà, chi soffre la vita si trasforma in un’amara realtà, vuota, misera.

Se fosse stato un pó più grande lo avrei portato con me ieri sera perché potesse vedere cosa si celava dietro ogni canzone, dietro la riffa per vincere le maglie dei calciatori famosi, dietro le tessere di abbonamento all’associazione, dietro le lacrime dopo la dedica di Francesco a suo fratello Gabriele che dal cielo lo applaudiva.

Una di quelle serate terapeutiche, che ti riportano con i piedi per terra, che assegnano la casella giusta ad ogni argomento, che selezionano le cose davvero importanti da quelle che non lo sono, segnando il tuo percorso e a cui si deve dire grazie per quello che ti regalano.

Ho conosciuto i genitori di Gabriele e mentre li ascoltavo guardavo i loro occhi, pensavo al dolore profondo, alla forza che hanno cercato e alla rassegnazione che sono riusciti a trovare. All’impegno che, con la loro piccola associazione, infondono per chi come Gabriele è un bambino sfortunato.

Ed è stato allora che ho pensato che davvero l’amore non conosce confini, perché se anche dopo la morte di un figlio si può essere speciali, come lo sono loro, c’è speranza, sempre.

E loro sono un meraviglioso messaggio di speranza!

L’associazione che hanno creato si chiama “Gli amici di Gabriele-ONLUS”, sposa una causa importante, proviamo a sposarla tutti, insieme.

Perché si può scegliere di essere persone migliori semplicemente aiutando gli altri.

Abbiamo questa possibilità: regalare la speranza!

La Scuola Digitale esiste. Ecco i dati.

” A due anni dall’avvio del Piano nazionale scuola digitale il 97% delle scuole è dotato di connessione, il 54% delle aule è adatto alla didattica digitale, nell’82% degli istituti si usa il registro elettronico, mentre il 96% utilizza il digitale per le comunicazioni con le famiglie. I numeri testimoniano un salto di qualità rispetto al recente passato: 

“Solo due anni fa tra noi e i paesi migliori c’era un gap di 15 anni in fatto di cultura digitale”, ha affermato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli intervenendo nell’ambito dell’evento in cui ha indicato i prossimi passi per consolidare l’innovazione nella scuola.“Senza cambiamenti nella scuola non c’è cambiamento nella società – ha proseguito -: è una sfida della nostra epoca che riguarda ogni singolo individuo e istituzione. Si trattai d costituire un ecosistema che metta in relazione competenze e innovazione”.
L’adeguamento infrastrutturale

Anche se i dati sulla connessione sono di tutto rispetto, “è necessario ora avere il sostegno di una maggior velocità, maggior qualità e più strumenti di innovazione”, ha aggiunto Fedeli. Per questo ha annunciato le prossime tappe della digitalizzazione della scuola, a partire da un investimento di 140 milioni per la realizzazione in chiave digitale di laboratori professionalizzanti in un’ottica di Industria 4.0. Altri 2,5 milioni saranno destinate alle aree più deboli per creare ambienti innovativi nelle scuole di periferia sperimentando il digitale come soluzione inclusiva contro la dispersione scolastica.

In ambito infrastrutturale il sottosegretario del ministero allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ha annunciato un voucher, “già disponibile presso il Cipe”, per permettere a tutte le scuole di “avere una connessione in banda larga a 100 megabyte entro il 2020” (come anticipato ieri dal Sole 24 Ore).
L’amministrazione digitale

Altri 5,7 milioni sono previsti per la manutenzione tecnica informatica per la scuole del primo ciclo, mentre 15 milioni saranno destinati per fornire il registro elettronico a tutte le classi del primo ciclo. Nell’ambito della trasformazione digitale è previsto un design nuovo per i siti web delle scuole in un’ottica open source.
Competenze digitali strutturali

Già oggi 1,7 milioni di studenti e 25mila docenti hanno sperimentato i corsi di coding grazie al progetto “Programma il futuro”: ora sarà lanciata una call per sperimentare il pensiero computazionale strutturale dalla prima elementare all’ultimo anno delle superiori.

Ma lo sforzo deve essere soprattutto finalizzato all’innovazione didattica: per questo saranno istituiti a metà settembre tra gruppi di lavoro per la mappatura delle metodologie didattiche innovative, per la revisione delle indicazioni nazionali e per definire delle linee guide per l’utilizzo dei device personali in classe (già oggi la metà delle scuole permette il Byod).
Community di innovatori

Un grosso ruolo nella diffusione dell’innovazione didattica è demandata alla comunità degli animatori digitali, circa 30mila docenti incaricati della diffusione dell’innovazione digitale nelle scuole, che avrà a disposizione una piattaforma social di condivisione delle best practices e delle idee. Accanto a questi saranno sviluppati degli snodi regionali di innovazione didattica: 18 future labs, uno in ogni regione, per lo sviluppo di metodologie innovative e 18 centri di competenza per la formazione.

Altri 25 milioni saranno stanziati per la formazione avanzata sui temi del digitale per tutto il personale della scuola.
Tutti coinvolti

Se, come sostiene la ministra Fedeli, “l’educazione è una piattaforma abilitante per lo sviluppo dell’intero paese”, tutti sono coinvolti. “Entro il 2018 abbiamo stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti nel digitale – ha affermato il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania – Formare questi nuovi profili ad alto grado di occupabilità è un obiettivo prioritario del Piano per la scuola digitale. Ora è il momento di concentrarci sui risultati per avere nei prossimi tre anni cambiamenti tangibili”.

Nell’ambito del coinvolgimento delle aziende private Google ha siglato ieri un protocollo d’intesa con il Miur per lo sviluppo delle competenze digitali a scuola, mentre Microsoft ha rinnovato il suo accordo per la fornitura di dotazioni digitali. ”
Pierangelo Soldavini

Quale Turismo Digitale per l’Italia

“Turismo digitale: un motore per la crescita del paese” è il convegno a cui ho partecipato pochi giorni fa a Roma, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Sala Gianfranco Imperatori dell’associazione Civita in piazza Venezia,11. 


In un documento il sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli, ha fatto il punto sulla situazione per puntare sempre di più sul binomio turismo e innovazione, simili nel coinvolgere attori pubblici e privati in modo interdisciplinare e nell’esigenza manifesta di dover riempire il gap in materia di infrastrutture, che pesa come un macigno soprattutto per quanto riguarda la parte online. Basti pensare, ad esempio, alla frammentazione dei dati che da tempo caratterizza il settore e la crescita inferiore al resto d’Europa: in Italia infatti la quota delle prenotazioni online è del 35%, mentre nel Vecchio Continente raggiunge il 45%, nonostante nel 2016 nel nostro paese hanno registrato un aumento del 3%, mentre quelle via web sono cresciute del 7%. 


L’obiettivo quindi deve essere quello di migliorare il trend positivo e ottimizzare i risultati fin qui ottenuti.

Tanti i tecnici di settore che hanno dato il proprio contributo, tantissime le persone presenti in sala, un successo per Italian Digital Revolution che in poco più di un anno di attività ha già al proprio attivo numeri da capogiro sia in termini di eventi, organizzati, personalità che ne hanno preso parte, cittadini che si sono avvicinati al digitale grazie al lavoro di diffusione fatto sul tema.


Questi risultati sono stati poi degnamente festeggiati con una serata di gala sulla meravigliosa Terrazza Civita che si affaccia su piazza Venezia.


Allego locandina dell’evento dove sono messi in evidenza tutto i nomi degli illustri relatori.

Vacanze: 7 mete sicure

Ci siamo.È arrivato il tempo delle vacanze. Anche se questo è per definizione il tempo degli attentati e della crisi economica, le famiglie italiane non rinunciano alle tanto attese “ferie estive”.

Quindi, valigia alla mano e via!

Ma dove?

Le mete sono tante e sempre più organizzate online, il c.d. Turismo Digitale continua a progredire.

La società Ig, leader globale per il trading online, ha confrontato cinque variabili e le ha confrontate paese per paese creando uno schema utile per organizzare al meglio una vacanza.

Vi riporto l’articolo integrale de La Repubblica:

” Guerre, attentati e crisi economica, in parte superata, sembrano non scoraggiare gli italiani a farsi una vacanza all’estero. Ogni anno partono in 60 milioni e molti per farlo sono disposti anche a indebitarsi. Tant’è che dal primo gennaio al 31 maggio 2017 oltre 33 milioni di euro sono stati chiesti alle più svariate finanziarie o banche per sostenere i costi di viaggi a breve, medio o lungo raggio. Più o meno l’importo richiesto è di 5.000 euro, una cifra superiore del 7,7% rispetto al periodo precedente.
 Ma dove andare per spendere poco e viaggiare sicuri?
Le mete sono tante, come i desideri dei singoli, ma un’indicazione arriva dalla società Ig, leader globale per il trading online, che ha messo a confronto cinque variabili e le ha “pesate” paese per paese. Cominciamo dalla prima, il tasso di cambio favorevole, visto che l’euro grazie a una crescita economica migliore delle attese si sta apprezzando su molte valute, sterlina compresa che, complice la Brexit è andata giù sui mercati valutari. Il secondo elemento è il costo della vita, quindi il prezzo del biglietto aereo e il rischio Paese, cioé la sua sicurezza. In ultimo il clima. In alcuni Paesi asiatici è tempo di monsoni, dunque la pioggia è assicurata, mentre in Centro America è tempo uragani.
Presi questi cinque elementi e “ponderati” per bene, ne è venuta fuori una tabella curiosa e che probabilmente non tutti seguiranno, un po’ perchè alcuni sono viaggi lontani, un po’ perché alla fine ognuno ha in mente il viaggio dei suoi sogni, tant’è che per farlo è disposto a indebitarsi. Per il viaggio aereo, il calcolo, fatto utilizzando i maggiori motori di ricerca, prevede la partenza da Roma nelle settimane centrali di agosto (dal 6 al 21), tipicamente le più care se si sceglie di viaggiare in Italia.

Ciò detto la società Ig consiglia ai viaggiatori italiani sette mete in giro per il mondo. La prima, inaspettata, è l’Uzbekistan. Un paradiso dell’Asia centrale che per anni era difficile se non impossibile raggiungere (fu incluso nell’Unione sovietica, da lì passò il treno “rosso” della rivoluzione d’ottobre), è in realtà una terra di fascino e bellezza. Alcuni siti sono parte del patrimonio Unesco. Attraversato dalla via della Seta, dove passavano i commerci e che oggi si vuole ricostruire, ha come capitale Samarcanda, con il suo imponente arco di ingresso alla città. Un luogo dove si intrecciano molte culture e ricco di minareti, scuole coraniche, moschee. Ideale per tre motivi, ha un basso costo della vita, un cambio favorevole e il biglietto aereo non è poi così caro.

La seconda tappa è la Cina, che ha condizioni climatiche favorevoli, un rischio paese quasi nullo e un basso costo del biglietto aereo. E che dire dello Sri Lanka, già da tempo meta di turisti stranieri, l’isola più bella del mondo la definì Marco Polo quando vi approdò. Mare cristallino, spiagge che hanno poco da invidiare a quelle delle Maldive e strutture alberghiere ormai all’altezza. E anche per lo Sri Lanka i punti a favore sono il bassissimo costo della vita e un biglietto aereo che si può trovare facilmente a costo ridotto.

Chi non vuole allontanarsi molto, né indebitarsi per il costo del viaggio, può scegliere la Croazia, con le sue spiagge di incontaminata bellezza. Mljet, l’isola più a sud del Paese è un gioiello, circondata dalle acque più pulite al mondo. Deliziosa anche l’isola di Hvar piena di villaggi pittoreschi che profumano di lavanda. D’obbligo una visita a Zagabria, se amate girare tra i suoi vicoli pieni di negozietti e fare un salto al mercato di Dolac, il più grande mercato all’aperto di tutto il Paese. E poi c’è Dubrovnik, una bellezza fuori dal tempo, tanto è lì che la produzione ha scelto di girare la serie televisiva il “Trono di spade”. Basso il costo del volo e un rischio paese nullo, tra i più bassi in assoluto, come conferma il sito Viaggiare sicuri del ministero degli Esteri italiano.

Gli ultimi tre Paesi in classifica sono Canada, Gran Bretagna e Colombia. Il Canada perché tutto sommato ha un costo del biglietto aereo contenuto, un cambio favorevole e un rischio paese tra i più bassi. Certo non è per chi cerca il sole. Lì ad attirare sono i grandi spazi verdi, la natura incontaminata e salendo al Nord si può arrivare all’isola di Terranova e nei territori del Labrador, pieni di parchi naturali. E poi c’è Québec City, la città più antica di tutta l’America del Nord.

Nonostante il costo della vita elevato e gli attentati, il Regno Unito rimane una delle destinazioni preferite. A giocare a suo favore di quesi tempi è il cambio. Dopo il referendum sulla Brexit infatti, la sterlina ha continuato a perdere nei confronti dell’euro. Utima meta consigliata è la Colombia. Dopo la tregua siglata con i ribelli, la situazione del Paese è un po’ cambiata, grazie alla crescita economica e alla forte apertura al turismo. Una visita forse vale la pena visto che è l’unico Paese dell’America del Sud che si affaccia sui due oceani, oltre a essere considerata la culla di grandi civiltà. Ci sono poi le spiagge caraibiche dell’arcipelago del Rosario, sabbia bianca e finissima. I pregi dal lato economico? Un bassissimo costo della vita e condizioni climatica favorevoli d’estate. E se per alcuni Paesi il cambio e i costi aerei giocherebbero a loro favore, sono gli accresciuti rischi politici e dunque di sicurezza, a far sì che rimangano esclusi da questa classifica. Due per tutti, Egitto e Turchia”.

L’amore senza tempo 

Un amore ha tempo? Un amore davvero finisce?  Esistono tempi che l’amore detta?

La risposta, per me, è sempre uguale: no.

Quando inizia un amore, un vero amore lui non avrà fine, mai.

Un sentimento forte, un legame speciale, di quelli fatti di farfalle nello stomaco, di complicità, di odori, di affinità elettive, di canzoni sono cose che la memoria non perderà mai. 

Nè la memoria del cervello, nè soprattutto quella del cuore.

Quello che è stato, se veramente c’è stato, torna ancora e ancora nella mente, nelle emozioni, nei gesti.

 A volte basta passare da un luogo per risvegliare ricordi di un amore fa, una storia finita ma che non finirà mai. 

Resta incastrata negli abissi del cuore e spesso, perché basta poco, torna come un uragano a ricordarci bei momenti ma è ora che trova spazio la malinconia che ci ricorda invece quello che non c’è stato e che avremmo voluto, quello che non sarà, il futuro che non verrà.

Il rammarico torna a bussare alle nostre porte, eccome. Le butta giù.

Ma la vita è fatta anche di amori impossibili, non vissuti, amori mortificati e pieni di dolore.

Vi è mai capitato di pensare a quanti sposano l’amore della vita?

Perché tutti vorrebbero coronare un sogno così, ma in quanti ci riescono?

Non lo so, non so rispondere.

Però l’anima gemella esiste, capita di incontrarla, capita di incontrare la perfezione in amore.

Quando è puro caos. Quando ti senti impazzire. Quando scuote nel profondo e la sensazione è inebriante, sempre, ogni volta che lo vedi e non è mai abbastanza.

Uno di quegli amori che quando finisce prometti a te stessa di non amare mai più così perché così poi fa troppo male.

Quando succede noi riusciamo a tenercelo stretto per sempre?

Forse i grandi amori sono talmente grandi perché finiscono, perché la fine li consacra, li rende immemori.

Resta struggente e dolce al contempo il ricordo, con cui ci si culla nelle notti insonni, con cui alla radio mentre guidiamo danno quella canzone, con cui immaginiamo cosa sarebbe se di fianco ci sarebbe lui.

Finalmente un terremoto per i divorzi.

Mamma orgogliosa di Antonio e Anna. Mi occupo di comunicazione, faccio cose e vedo gente. Vivo a Roma, la città dove ho sempre sognato di avere casa

Un matrimonio può finire.
Ognuno ha le sue colpe, ognuno avrà conseguenze differenti, ognuno il suo percorso. Ma quando finisce, finisce. Stop. Fine. The end. Non so come meglio dire.

Eppure nonostante sia finita, anche da molti anni, nonostante i due vivano vite parallele che mai si rincontreranno, nonostante nulla li leghi, ne figli, ne beni, nonostante almeno uno dei due abbia creato un’altra famiglia con figli di cui prendersi cura LEI ( la ex) con tenacissima sfrontatezza chiede il mantenimento all’ex marito, nonostante ci sia il niente fra di loro.

 Lei (la ex, che se si chiama così ci sarà pure un perché!) pur non avendo figli con l’ex marito o beni in comune, pur lavorando, pur essendo giovane e in grado di badare a se stessa autonomamente chiede a voce di gallina ( come le vuoi chiamare queste che fanno vergognare il sesso femminile) al giudice, piangendo false, penose miserie di ogni sorta, di essere ancora mantenuta dall’ex marito. Una elemosina ufficiale.

Si insinua con prepotenza nella vita dell’ex senza ritegno, come se le spettasse di diritto, come un ladro che si infila nella casa di un altro, come se volesse vivere a tutti i costi una vita che non è più sua e non lo sarà mai e poi mai, con invidia, bruttura, bassezza che non conosce fondo, un profilo talmente basso che non trova una definizione, sembra non esistere per rappresentare tale volgarità. Soldi, tutto si riduce a soldi, a briciole, elemosina.

  Avete presente come si comporta il parassita? È esattamente lo stesso modus operandi, identico.

E allora la domanda davvero sorge spontanea : ma queste donne hanno una dignità? 

Ma queste donne hanno una morale? 

E la risposta è sempre NO.

 

E spesso si tratta delle stesse donne che si dicono femministe, che si fanno forti delle lotte di genere, che vogliono sentirsi equiparate in tutto e per tutto al sesso maschile.
È un fallimento tutto italiano, questo Paese non può ritenersi civile e moderno se concede ancora certi “diritti”( così si chiamano anche in questi casi?).

Pensare che questo teatrino ignobile sia supportato dalla legge italiana è ancora peggio. Perché ancora spesso ( purtroppo!) queste donne riescono ad ottenere il mantenimento dopo il divorzio. 

Ma, deo gratia, dopo ieri, dopo la pronuncia della Cassazione che dice STOP a questa indegna pratica lo stato delle cose cambia.
Per chiarire ogni dubbio, riporto testualmente dalla sentenza della Suprema Corte nella sentenza N.11504/17:
“Mantenimento non va riconosciuto a chi è indipendente economicamente”. Ovvero, possiede redditi, patrimonio mobiliare e immobiliare, “capacità e possibilità effettive” di lavoro personale e “la stabile disponibilità” di un’abitazione.
Ma la parte che in assoluto mi è piaciuta di più è quando ammette che i tempi sono cambiati:
“superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. 

Si deve quindi ritenere – conclude la Cassazione – che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”. 

E io aggiungo: Amen!
Per cui: Ex mogli, fatevi una vita, è arrivato il momento di tornare sulla Terra e di andare a investire in dignità.