Costume e società

ABORTIRE IN ITALIA

29 Novembre 2016

L’aborto e’ il dolore più grande che una donna possa provare, ne resto convinta. 
È la perdita di un figlio, è così per me.

È complicato, pieno di dolore ma è una scelta personale insindacabile perché nessuno ha il diritto di entrare nella vita di un altro.

Io certamente sono contraria, credo che non lo farei mai e anche questa è una scelta mia, solo mia. 

Ma sono pure convinta che l’aborto sia un diritto che va difeso e garantito. È un diritto.

L’interruzione volontaria di gravidanza è consentita dalla legge 194 del 22 maggio 1978. Prima di questo momento l’aborto era ritenuto un reato. 

Una conquista femminile che però oggi, per quanto può sembrare strano, si rimette in discussione, dopo quarant’anni sta tornando un tabù.
Perché? Come? 
Il 70% dei medici fa obiezione di coscienza.

Dopo la scelta psicologicamente estenuante e spesso capace di distruggere gli equilibri di una donna di andare in ospedale, diventa nei fatti materialmente impossibile perché i medici si rifiutano di praticare l’aborto. Diventa dunque un diritto negato. 

Se interrompere una gravidanza diventa così difficile non viene tutelato il diritto alla salute delle donne. 
I dati italiani sugli obiettori di coscienza sono esorbitanti:
• In Campania, 83,9% ;

• In Basilicata, 84,1% ;

• In Sicilia, 83,5% ;

• In Molise, 93,3% .
Per porre rimedio è intervenuta la Commissione dei Diritti Umani e Sociali del Consiglio d’Europa, stabilendo che in Italia non viene tutelato il diritto alla salute delle donne ed invita il sistema sanitario nazionale a prendere provvedimenti.

Ma, ad oggi, nulla ancora è cambiato in Italia.

Se non si interviene al più presto si rischia che una conquista faticosa, che doveva rendere meno terribile una scelta tremenda, venga di fatto spazzata via insieme ad anni di impegno e lotta femminile.

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